mercoledì 2 dicembre 2009

mercoledì 7 ottobre 2009


lunedì 18 maggio 2009

SPIGOLATURE SU UN MASSACRO
di Sergio Geroldi

C'era un brusio sbigottito tra i paesani in quei giorni di fine guerra. I quel piccola paese bergamasco, Rovetta, così come i tutti i piccoli centri, ogni notizia importante passava di bocca in bocca e, quel 28 Aprile 1945, preannunciava una tragedia che stava avvicinandosi minacciosa. Peraltro la gravità della situazione si era già delineata fin dalla mattina presto: quei camion carichi di partigiani armati fino ai denti che venivano da Clusone o forse da Lovere,quelle espressioni dure e la palese intenzione da parte dei nuovi arrivati di fare giustizia sommaria dei legionari prigionieri, non lasciava presagire nulla di buono. La guerra era finita da tre giorni ed il paese aveva già vissuto la tragedia bellica con la dolorosa separazione da numerosi suoi figli avviati verso i vari fronti, ma ora avrebbe dovuto essere tutto finito e, gradualmente, doveva tornare tutto alla normalità. Ma così non sembrava. Se la guerra aveva sostanzialmente sfiorato il paese con gli oscuramenti ed i controlli, ora il via vai di militari, tedeschi, russi e italiani erano terminati ; poi il fronte vero era lontano. Adesso, invece, la bruttura della guerra era lì, con le armi brandite minacciosamente sulle porte di casa, e ciò dimostrava che anche il peggio può peggiorare e le minacce attuarsi. Ed il "tam tam" preannunciava una uccisione in massa dei soldati che si erano arresi un paio di giorni prima. I militari avevano trattato la loro resa con un improvvisato Comitato di Liberazione Nazionale, il quale avrebbe dovuto garantire un ordinato passaggio di poteri da una amministrazione militarizzata sconfitta ad una costituenda amministrazione civile dai caratteri assolutamente imprecisati. Il comitato di Liberazione , in acronimo CLN, avrebbe dovuto essere il braccio politico del movimento partigiano armato, gerarchicamente superiore alle brigate in armi; ma erano tempi in cui la confusione era una costante, per cui la forza bruta collegata alla sete di vendetta annullò una subordinazione che, nei fatti, si rivelò una pura e disattesa formalità; e vedremo purtroppo con quali conseguenze. Il capo dei soldati prigionieri era un ragazzo ventiduenne, con gli occhiali, quasi timido che, per quanto privo di esperienze del genere aveva voluto la stesura concordata di un atto ufficiale di resa contenente garanzie per i miltari sconfitti. E sconfitti non in combattimento! Da giorni ogni comunicazione col loro comando era venuto meno e lo sfaldamento del loro apparato militare era sotto i loro occhi; così le blandizie di un CLN che offriva garanzie senza essere in grado di garantirle ne carpì l'ingenua buona fede. Le controparti nella stesura del documento erano stati un militare di carriera, in borghese, ed un sacerdote. Quali più qualificati garanti avrebbero potuto sottoscrivere quell'atto? Non sapeva, il ragazzo, che mai un militare in divisa si deve arrendere a civili che non abbiano superiori diretti a cui rendere conto. La parola data può essere ripresa, riconsiderata a posteriori; i patti possono improvvisamente diventare privi di valore e, sui piatti della bilancia, finisce per pesare di più la spada di Brenno delle buone intenzioni. E la loro sentenza era già stata emessa, e non a Rovetta, ed il ventiduenne poco più che ragazzo con incarichi più grandi della sua età, quando fu brutalmente informato dai nuovi arrivati dei camion del crudele destino che sarebbe toccato a lui ed ai suoi soldati adolescenti protestò, ma inutilmente. Ricevette uno schiaffo da un partigiano, una fiamma verde, che gli fece cadere gli occhiali. Poi esibì inutilmente la copia dell'atto di resa, che fu fatto a pezzi. Chiese ancora che fosse lui e lui solo a pagare, e sollecitò per i suoi soldati un trattamento equo così come previsto dai patti sottoscritti, ma tutto fu inutile. Dovette così raccogliere dignitosamente gli occhiali e avviarsi al suo crudele destino ; fu fatto poi seguire, divisi a piccoli gruppetti, dai suoi soldati. Nel frattempo il militare di carriera era scomparso, ed il prete protestò energicamente solo quando i partigiani gli dissero che avrebbero fucilato i militari conto il muro della chiesa, dicendo che glielo avrebbero sporcato, e per il resto subì e fu parzialmente acquiescente. Anche lui si rimangiò la parola: l'importante, per lui, era l'aver scongiurato una futura sconsacrazione della parrocchiale, e tanto gli bastava in quel momento. Disonorò sostanzialmente il proprio abito , collocandosi a metà strada tra Don Abbondio e Ponzio Pilato e con l'aggravante di una buona deriva di avidità, pur pentendosi mentre erano in corso le ultime esecuzioni. In quel momento mise però molto zelo nel farsi consegnare dai morituri portafogli e valori che mai raggiunsero le famiglie di origine. E dovette scorrere un fiume di sangue prima che la sua coscienza , accecata forse dal risentimento per una motocicletta rubata che i soldati gli avevano trovata tempo prima nascosta in canonica , tornasse a valori ecclesiali, riuscendo a strappare alla morte tre quattordicenni, gli ultimi della lunga staffetta di assassinandi. Anche questo fu però grazie alla cooperazione congiunta coi pochi partigiani la cui sopportazione per la carneficina aveva già oltrepassato il livello di guardia. Va anche ricordato che un ufficiale partigiano aveva rifiutato di fornire uomini per le esecuzioni ma ,” vox clamans in desertum”, non potè fare nulla di più. Il prete ,invece, tenne poi nascosto il solo fuggitivo dal luogo dell'incarcerazione, che aveva preso il largo grazie alla passiva complicità di uno dei pochi umanissimi carcerieri . Questi guardiani improvvisati erano emanazione del pure improvvisato CLN, in cui i personaggi pricipali erano sempre il prete e l'ufficiale in borghese già citato, e non sapevano delle esecuzioni. E le due autoproclamatosi autorità non si posero neppure lontanamente il problema sul come avrebbero potuto onorare le garanzie offerte. Così i carcerieri che facevano riferimento al CLN intuirono che le esecuzioni erano in corso solo quando dovettero consegnare i prigionieri a piccoli gruppi e sentirono poi gli spari. Nemmeno i prigionieri sapevano del destino che li attendeva; da quasi 2 giorni venivano vessati da continue minacce di morte e ciò aveva creato in loro, usi più ad agire che a subire, uno stato di confusionale passività e di fatalismo. Ma ora lo scenario era mutato, ed andava percepita la nuova variante dato che le minacce di morte erano state proferite da gente diversa . Inoltre i nuovi arrivati della mattina si erano già fatti aprire la porta dell'improvvisata cella con la forza ed avevano percosso violentemente i prigionieri umiliandoli, e costringendoli a strapparsi le mostrine
di cui andavano fieri. Sempre i nuovi, non fidandosi del CLN, avevano anche rinforzato il corpo di guardia con loro uomini. Solo uno dei prigionieri intuì istintivamente tutti questi cambiamenti. Già un carceriere gli aveva persino detto a bassa voce proibendogli di andare in bagno,”dove vuoi andare che tra tre minuti sei morto!” Capì che, dopo tante minacce di morte, quella potesse davvero essera la tragica “volta buona”nel senso di cattiva e agì: reiterò la richiesta del bagno e, quando come ultimo desiderio espresso da un condannato vi ci fu portato, fece in modo di chiudere solo parzialmente la porta, e si calò dalla finestra ; e la fortuna volle che il “Santo” guardiano gli fosse un poco anche angelo custode in quanto, volgendo il suo sguardo altrove aveva scelto una “amnesia da allarme”. Ma questo il ragazzo non poteva saperlo; al momento non poteva che essere solo preoccupato di far funzionale al meglio le ali ai piedi, ma li ritroveremo dopo....Così il fuggitivo si rifugiò nella canonica che era prospicente al luogo dell'incarcerazione e si impossessò di una pistola lì nascosta ; era quella che il suo ufficiale aveva consegnato all'atto della resa ma, nuovamente armato, fu sorprese dalla perpetua impaurita che gli chiese se fosse uno dei prigionieri. La risposta era quanto mai ovvia e, per evitare possibili urla della donna gli consegnò l'arma e si nascose in soffitta armandosi solo di un pesante pezzo di ferro. Dal nascondiglio in soffitta intravide un certo movimento di armati ai piani bassi, ma nessuno lo cercò. E quando il prete tornò dalle esecuzioni (dove oltre ad aver raccolto i portafogli degli uccisi aveva anche officiato frettolosamente le funzioni di "routine" e lo sapeva ormai disarmato dalla sua “truppa”), salì di sopra ; lì , di fronte allo scampato, pianse. Gli disse che mai, in 20 anni di fascismo, aveva visto simili fatti e che lui poteva trattenersi in casa sua quanto voleva, e se lo tenne per 3 mesi. Cominciava forse tardivamente a pentirsi per la sua accidia, ma la frittata era già stata fatta! E, come responsabile del CLN, aveva dovuto constatare che il primo frutto di una libertà giacobina appena conquistata era stata una mostruosità. Ed offrì persino al ragazzo la tessera di partigiano (fiamma verde); ne disponeva già di un pacchetto in bianco, che riteneva di dover distribuire come le particole delle funzioni sacre. Il destinatario dell'offerta ebbe più dignità dell'offerente e rifiutò; e lui, sempre tardivamente, dovette ammettere che l'adolescente aveva ragione. In paese c'erano molti sfollati dalle città. Un gruppo di questi era costituito dalla famiglia Di Segni, ed era composta dal padre, dalla moglie e da 3 figli. La guerra era già costata alla famiglia diversi trasferimenti, ultimo Rovetta. Avevano dovuto abbandonare una proficua attività e, da mesi, vivevano indisturbato in quell'ospitale paese dove avevano ampliato le conoscenze, quasi integrandosi. Addirittura ,qualche mese prima, un reduce ferito al fronte ed in convalescenza a casa ( per inciso lo stesso che avrebbe poi effettuato la desistenza dall'allarme lasciando allontanare quatto quatto l'unico fuggitivo dalla strage) che si sposava, li aveva invitati al proprio matrimonio. E per il banchetto, all'epoca, c'era scarsità di generi alimentari dovuti ai razionamenti ma, si sà, in un paese di media montagna, in occasione di un matrimonio, qualche gallina o coniglio escono sempre dal cilindro per finire in pentola, e così fu anche per quel matrimonio. A quel momento di gioia conviviale parteciparono anche alcuni militari tedeschi, che da sempre amano le varianti italiche alle loro "cartofen", alcuni nostri militari e , ovviamente, tutta la parentela dello sposo e della sposa. Tutti si conoscevano l'un l'altro, tutti conoscevano le reciproche origini e storie, e l'armonia fu quanto mai perfetta. E perchè mai rinnegare lo spirito di quel recente convivio che era stato un po' bonario ed un po' complice? Poi i legionari che stavano per essere assassinati conoscevano perfettamente la loro storia e li avevano sempre protetti da possibili angherie dei loro alleati. Specialmente Umberto, il promogenito, vedeva nei volti dei morituri solo volti di adolescenti quasi coetanei. Volti che, scorso un fiume di sangue sarebbero riusciti, se pur con con troppo ritardo , a risvegliare la coscienza obnubilata del prete. E , non potendo assolutamente accettare passivamente la tragedia preannunciata che si sarebbe consumata di lì a poco, partì. In un albergo di Rovetta trovò tre ufficiali partigiani che conversavano ed interpellò il più alto in grado, che poi sarebbe stato identificato per il famoso "Moikano"(al secolo Poduie Paolo, allora residente a Rovigno d'Istria), quello cioè che la cultura ufficiale avrebbe indicato come il solo responsabile della strage, ed esordì con un cortese ma risoluto :" Scusi, non crede che si dovrebbe fare ai ragazzi un giusto processo? Non tutti possono essere colpevoli!". La risposta fu "Lei chi è?" Umberto disse". Sono un Ebreo". Il Moikano proseguì con un suo caratteristico duro accento istriano "Dove era lei durante la guerra? “E Umberto" Sono un Ebreo, ho dovuto nascondermi con la mia famiglia". E allora il Moikano si erse con protervia per porre fine a quel dialogo intromissivo e chiuse seccamente con un "Noi eravamo in montagna!" E così finì il tentativo di un perseguitato di difenderne altri, in quel momento molto più che perseguitati. E poco dopo iniziarono a risuonare i rumori degli spari, vicino al cimitero, e durarono ore. Ed alla fine il brusio sommesso dei paesani cessò, lasciando il posto prima ad una cupa rassegnazione che si trasformò poi, gradualmente, in una cappa di silenzio che, per giorni, gravò sul paese. Quando in quel tranquillo borgo si consumò l'omicidio dei 43 ragazzi, che resta la più grande ed efferata strage di minorenni di tutta la storia d'Italia, non fu certo un momento in cui l'umanità ebbe il sopravvento. Ma se crudeltà e irresponsabilità, accidia, avidità e “ordini che venivano da altrove" determinarono quei momenti, a salvare il lato positivo della debole natura umana resta la semplicità disarmante di Umberto, uno dei pochi che ebbero il coraggio di manifestare aperto dissenso contro una mostruosità imposta da altrove , e della sentinella che .......dopo mezzo secolo riuscì finalmente anche ad abbracciare con le lacrime agli occhi l'allora ragazzo che aveva lasciato fuggire; fu solo il “Santo”(ed è forse un errore virgolettarlo), esponendosi a gravi rischi personali ma rispondendo più alla chiamata della propria coscienza che alle consegne impostagli dal servizio in una guerra ormai finita, l'Uomo che riuscì a rendere operativo un quasi generale ma impotente dissenso, pur raggiungendo solo un limitato successo

sabato 16 maggio 2009

Bergamo monumento ai Caduti fascisti ora distrutto

ELENCO DEI MILITARI E CIVILI DELLA R.S.I.CADUTI PER CAUSE BELLICHE, DALL'OTTOBRE 1943 AL 25 APRILE 1945, PORTA 290 NOMI, 171 MORTI NELLA BERGAMASCA E 119 FUORI PROVINCIA, COMPRESI 4 CADUTI IGNOTI.
AGAZZI PAOLO
ANGLIETTI ERNESTO
ALGISI UMBERTO
ALZATE MARIO
AMASIO SEVERINO
ANGIRESCH MICHELE
ARRIGONI GIOVANNI
BALZARINI FRANCO
BANA MODESTO
BEACO VITTORIO
BELANI MARIO
BELLIERI FERDINANDO
BELLONI FRANCESCO
BELMONTE GENNARO
BELOTTI FRANCO
BENAGLIO SERGIO
BENEDETTUCCI PASQUALE
BENEDINI GIULIO
BERLENDIS RICCARDO
BERRERA ROMANO
BARI BERTULETTI EGIDIO
BEVIARIO FRANCO
BEVIARIO GIUSEPPE
BIANCHI ANTONIO
BIGNOLINI ALDO
BIONDI ENRICO
BITELLI BRUNO
BOCCAZZI RENZO
BOLIS GUIDO
BOLOGNINI MARINO
BONACINA CARLO
BONALDI ATTILIO
BONAPACE FRANCO
BOSATELLI ALFONSO
BOSCHINI GIOVANNI
BOSTICCO ALDO
BRESCIANI EGIDIO
BRESCIANI PIETRO,
BRIGALLI ARMANDO,
BRIGNOLI
BRINDESEI LAMBERTO
BRUGOLI ANGELO
BRUZZI GIOVANNI
BUTTARELLI FRANCO
CACCIA PIETRO
CACCIA SAMUELE
CACCIARNATTA ALESSANDRO
CALVI PIETRO
CAPPELLI LORENZO
CARACUZZO FRANCESCO
CARINO LUIGI
CARMINATI PIETRO
CASTELLINI ROMUALDO
CARRARA MARINO
CARRARA MARIO
CARRARA PIETRO
CARRARA ROMUALDO
CARRARA MARINO
CARRARA PIETRO
CASATI MASSIMO
CASLINI CESARE
CASTELLANO ALDO
CATTANEO ALESSANDRO
CATTANEO ARIBALDO
CATULLO ADOLFO
CAVADINI GEROLAMO
CEREA ALBERTO
CHIAPPINI LUIGI
CHIMENTI OSVALDO
COLLEONI MARIO
COLOGNI ALESSANDRO
COLPANI GIUSEPPE
CORNELLI VIRGILIO
CORNELLI VIRGILIO
CORTESI GIUSEPPE
CORTI CARLO
CORTINOVIS OSVALDO
CORVEDDU GIOVANNI
COSTA GIORGIO
COSTACURTA BRUNO
CRIPPA EVANDRO
CRISTINI FRANCESCO
CROTTI GIOVANNI
CRUCIANI BRUNO
CRIPPA EVANDRO
CRUCIANI DOMENICO
CUTINI FRANCESCO
DAL DURA BRUNO
DANZA MICHELE
DE GIORGIO ARNOLDO
DELEIDI GIULIO
DELIA SANTA
DIANI LUIGI
DI PAOLO RAFFAELE
DEL NEGRO NICOLA
DUCI FRANCESCO
EPIS GIUSEPPE
FACALDI ANGELO
FANTINI EZIO
FENAROLI OTTAVIO
FERRARI TRECATE MARIO
FAVETTINI ORLANDO
FOPPA MICHELE
FRACASSETTI AESSANDRO
FUERINI ALDO
FUSUNINI ANGELO
GAFFURI LUIGI
GALIZZI VALERIO
GAMBA LEONE
GAMBIRASIO ENRICO
GANDOLA ANTONIO
GANDOLFI GIUSEPPE
GARIBOLDI ALDO
GHEDINI RAFFAELE
GHEZZI FRANCO
GHILARDI GIUSEPPE
GHILARDI MARIO
GHIO ERNESTO
GIANNETTA SERGIO
GIBILARDO GIUSEPPE
GIUDICI GIOVANNI
GIULIANI FERDINANDO
GLUNTIERI VERCINGETORIGE
GOZZA NATALE
GROTTI GIOVANNI
GRANDIS RENATO
GRASSI ANGELO(MARIO)
GRAZIOLI BENITO
GUALDI PIETRO
GUALENI OSVALDO
GUALTIERI ALBERTO
GUSMINI ALDO
GUSMINI ANGELO
IMBERTI LANDO
LANFRANCHI FELICE
LANZA BATTISTA
LECCHI ANTONIO
LOCATELLI FEDERICO
LOCATELLI GIORGIO
LOCATELLI MARTINO
LOGLIO CAMILLO
LOMBARDINI LUIGI
LONGO LUIGI
LOPRESTI FELICE
LORENZI ANGELO
LORENZI CAMILLO
LORENZI GIOVANNI
LORENZI TARCISO
LORENZINI
LORENZOTTI LUCIO
LOZZA NATALE
LUSSANA COSTANTINO
MAESTRONI ANGELO
MANCINELLI LUIGI
MAGRINI FRANCESCO
MANENTI FRANCO
MANENTI PIETRO
MANGILI LUIGI
MANNA UGO
MANZONI MARIO
MARCABRUNI UGO
MARENZI GIUSEPPE
MARINI VIRGILIO
MARTINA SIMEONE
MARTINELLI LUIGI
MARTINOLLI
MAZZA ERNESTO
MAZZARELLA ARMANDO
MAZZOLENI VITTORIO
MEDOLAGO PINETTO
MILESI DOMENICO
MELZI MARI
MILANI ANGELO
MINELLI ALDSO
MOGGIO BRUNO
MONARO GIOVANNI
MONGE SILVIO
MONGELLI MICHELA
MONTARSOLO PIETRO
MORETTI EGIDIO
MORETTINI ANGELO
NAVA ANGELO
NAVA FRANCESCO
NAVA LUIGI
NERVOSI CASIMIRO
NICOLINI ERNESTO
PACCAGNELLA FRANCESCO
PAGANESSI MARIANO
PAGLIARI GIUSEPPE
PALAZZETTI LORENZO
PALMA ALDO
PALMERANI GIUSEPPE
PALTRINIERI ORAZIO
PANSERI GIOSUE'
PANZERI MARIO
PARIETTI FELICE
PARODI SIRO
PASQUALINI RODOLFO
PASQUINI LUIGI
PASQUALOTTO ARCANGELO
PELLEGRINELLI GIANFRANCO
PELLINI ANGELO
PEREGO ALFREDO
PERSIANI EMILIO
PEZZOTTA COSTANTINO
PEZZOTTA MARIO
PIACENTINI FEDELE
PIAZZA ABELE
PIAZZOLI FERDINANDO
PILATI FRANCESCO
PIRONFI TANCREDI
PIZZI MARIO
PIZZOLI PAOLO
POLETTI MARIO
POLI ISALA
PREGNOSS ELIO
PREVITALI LUIGI
PROTTI FRANCO
RADAELLI LUIGI
REA VITTORIO
REGAZZONI G.
RESPICCIO MICHELE
RESSI ALBINO
RESIDANO GIUSEPPE
RICEPUTI ERNESTO
RINALDI MARIO
RODIGLIARI GIUSEPPE
RIVA GIUSEPPE
RODARI UBALDO
RONCALLI GIACOMO
RONCALLI MARIO TARCISIO
RONDALLI GIOVANNI
RONZI ARNOLDO
ROSA PAOLO
ROSSI BRUNO
ROTA ANTONIO
ROTA FLAMINIO
ROTA MARIO
ROVEDA FERNANDO
RUFFONI LENO
RUPITI GIOVANNI
SAIU GRAZZIELLA
SALA FRANCO
SALVI BATTISTA
SALVI BORTOLO
SALVI ROBERTO
SCARLATTA RENZO
SCARPELLINI GIANFREDO
SCARPELLINI GUALTIERO
SCARPELLINI PINO
SCARPELLINI VIRGINIO
SCHWALGER MARIO
SCIAMANNA C.
SCIUTOANTONIO
SERIAVITTORIO
SERUGHETTI SPERANDIO
SGROL
SIGNORELLI ERNESTO
SIGNORELLI FERDINANDO
SIRTOLI SILVIO
SIRTOLI VIRGILIO
SOLLANI WOLMER
SONZOGNI GIANFRANCO
SOZZI GIORGIO
SPANO VINCENZO
SPARACO ANTONIO
SUARDI ISAIA
TARZIA UGO
TASSINARI BRUNO
TERZI GIACOMO
TERZI RENATO
TESTA FRANCESCO
TIRABASSI GIULIO
TIRONI VITTORIO
TOMBA ACHILLE
TURLACCHI GIOVANNI
UBBIALI BIAGIO
UBBIALI MATTEO
VALENTINI UGO
VAVASSORI MARINO
VERBECARO VINCENZO
VIARIO GIANFRANCO
VIGINI VITTORIO
VILLA GIUSEPPE
ZIBETTI ALESSANDRO
ZILIANI ANTONIO
ZODO ADRIANO
ZOPPETTI A.

ELENCO DEI FASCISTI, CADUTI DOPO IL 25 APRILE 1945, COMPRENDE 247 NOMI, 18 UCCISI FUORI PROVINCIA, 12 MORTI PER POSTUIMI COLLEGATI ALLE VICENDE DI QUELLE SETTIMANE, 7 SONO I MORTI NON IDENTIFICATI.
L'ELENCO ESCLUDE 250 NOMI OMESSI.
AGAZZI GIANFRANCO
AMBROSINI LORENZO
ANDREOLETTI CRISTOFORO
ANDRISANO FERDINANDO
ANGERETTI LUCIANO
ARMINO OTTAVIO
ANTONELLI MARIO
ANSALDO DOMENICO
ARNOLDI GIUSEPPE
ARRIGHETTI SAVEWRIO
AVERSA ANTONIO
BALSAMO VINCENZO
BANCI CARLO
BARBATO EPAMINONDA
BARCELLA OLIVIO
BATTAGLIA ANTONIO
BATTAGLIA GIUSEPPE
BAUREL RUDOLF
BENDOTTI MARIO
BENVENUTI LIVIO
BERETTA ANGELO
BERETTA ULISSE
BERIZZI ANGELO
BERNARDINI MARIO
BETTINESCHI FIORINO
BIAVA BENIAMINO
BILARDO ALFREDO
BIRELINI PAOLO
BOFFETTI UGO
BOLIS LUIGI
BONDIOLI ALDO
BONFANTI PATRIZIO
BONOMI GIUSEPPE
BRINA AUGUSTO
BULGARELLI ALFREDO
BULZINETTI ANTONIO
CAMERA GIOVANNI
CAPITANIO CAMILLO
CAPPELLI FRANCESCO
CARISSIMI BATTISTA
CARMINATI GIOVANNI
CARSANIGA VALERIO
CASSIS CARLO LUIGI
CAVAGNA CARLO
CAVALIERI VITTORIO
CERATA MARIO
COMI LUIGI
COSTANZI EGIDIO
CRISTINI ANGELO
CRISTINI FERDINANDO
CRISTINI GIUSEPPE LUCA
DACO' FERRUCCIO
DEGIANDI GIUSEPPA
DEGLI ESPOSTI FERRUCCIO
DELL' ARMI SILVANO
DE LUPIS AMERIGO
DE VECCHI
DILZEMI BRUNO
DOLCI ALDO
DONATI LUIGI
DONGHI ARISTIDE
DONGHI CESARE
EPIS MARIO
FARANO FRANCESCO
FARINA MARIO
FARINA VITTORIO
FEMMININI GIORGIO
FENILI GIUSEPPE
FERLAN ROMANO
FERRARI
FESTA ANTONIO
FINAZZI CARLO
FIORENDI ANGELO
FODERA CARLO
FONTANA ANTONIO
FONTANA VINCENZO
FORESTI GIUSEPPE
FRALA BRUNO
FUSARI LORENZO
GAIA BERTI CARLO
GALLI ELIO
GALLOZZI FERRUCCIO
GAROFALO FRANCESCO
GERRA GIOVANNI
GERVASONI AUGUSTO
GHEDINI VITTORIO
GHERARDINI VITTORIO
GIAMPORCARO VITO
GLANI ALBERTO
GIORGI MARIO
GIUNTINI GIUSTINO
GLISENTI PIERO
GRIPPAUDO BALILLA
GRITTI GIUSEPPE
GUALCO G.B.
GUALDI ANGELO
GUSMINI ANGELO
GUZZINI MASSIMO
IMPELLITIERI MICHELE
INNOSTA FRANCESCO
INVERNIZZI PAOLO
JACOBAZZI GIOVANNI
MERCANDALLI CARLO
MESSAGGI ALBERTO
MILANESI ANGELO LINO
MILE ANTONIA in TOPPI
MODOLO ANTONIO
MONTALBANO ETTORE
MORATTI MARIO
MORBIDELLI EUGENIO
MORLINI ANDREA
MUGNAI VASCO
NOVARIA GIACOMO
NOZZA G. BATTISTA
NUNZIATI SPARTACO
PAGANI GIOVANNI
PANZANELLI ROBERTO
PASINETTI
PASINI
PEDREGNANA RICCARDO
PENNACCHIA AMAEDEO
PENNACCHIO STEFANO
PETROVIC GORTO
PEZZOTTA FILIPPO PIZZOTTA ISIDORO
PEZZOTTA SERGIO
PIELUCCI MARIO
PILENGA CIPRIANO
PILENGA GIUSEPPE
PINETTI FRANCO
PINNARO' LUIGI
PIOVANI GIUSEPPE
PIOVATICCI GUIDO
PIROTTA ANDREA
PIZZITUTTI ALFREDO
POLI ALESSANDRO
POMATA FRANCO
PORCARELLI ALVARO
POSSENTI GIOVANNI
PRIMINI PAOLO
QUAGLIA ANGELO
RAIMONDI GIACOMO
RAMPINI VITTORIO
RANDI GIUSEPPE
RANDI MARIO
RASI SERGIO
RAVASAIO LUIGI
REPOSO VENANZIO
RESMINI ALDO
ROCCHETTI GIUSEPPE
ROMANO AURELIANO
ROSSI GIOVANNI
ROSSI LUIGI
ROTA GIUSEPPE
RUBINI LORENZO
SACCHI ALBERTA
SACCHI PINIO
SALVANI AUGUSTO
SANTINELLI AUGUSTO
SAVOLDELLI GUGLIELMO
SAVOLDI SANTO
SCARPELLINI GIACOMO
SIDOLI GIUSEPPE
SILIGARDI GIOACCHINO
SIRTOLI PIETRO
SIRTOLI VIRGINIO
SOLARI ETTORI
SPANGHER FRANCESCO
STEFANINI VINCENZO
SUARDI GIACOMO
SUBRIZI ALFREDO
TAFFURELLI BRUNO
TASCA ANTONIO
TAUSSIG GABRIELE
TERRI BRUNO
TERRANERA ITALO
TERRIGGIA PIETRO OTELLO
TESTA ANGELO
TESTA MARIO
TOPPI GUIDO
TONOLI GIUSEPPE
TORRI GUIDO
TRIMARCHI GIUSEPPE
TONOLI VITTORINO
UCCELLINI PIETRO
UMENA LUIGI
VANELLI ALMO
VANOLI ELETTO
VECCHI GIOVANNA
VECCHI LORENZO
VENA LUIGI
VENTRORIS
VENTURINI VENTURINO
VILLA CARLO
VILLA GIUSEPPE
VISCA UGO
VUCIVECIC MILOS
ZENICI VALERIO
ZANOLETTI ALESSANDRO
ZARELLI ALDO
ZATELLI ARTURO
ZINGARELLI MARIO
ZOLLI FRANCO
ZUCCHINALI AMBROGIO
ZUCCHINALI ANGELO

CIMITERO DI BERGAMO




LE TOMBE DEI CADUTI DELLA R.S.I.

ROMA CIMITERO DEL VERANO


LA TOMBA DOVE RIPOSANO I RESTI DEI CADUTI DI ROVETTA